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Il teatro all’aperto di Bovalino Superiore: quando un luogo torna a parlare

  •   Redazione
Il teatro all’aperto di Bovalino Superiore: quando un luogo torna a parlare

Per anni, il borgo di Bovalino Superiore è rimasto come in trattenuto respiro. Le pietre delle case, i gradini consumati, i vicoli stretti che si aprono all’improvviso su scorci di mare lontano parlavano ancora, ma a voce bassa. Erano le voci di chi ricordava feste di paese, processioni, chiacchiere tra porte socchiuse. Voci che, piano piano, sembravano essersi dissolte, lasciando dietro di sé il silenzio di un luogo che molti consideravano ormai “passato”.

In questo scenario, l’idea di trasformare uno spazio abbandonato in un teatro all’aperto è nata quasi come una sfida e come un atto di fiducia. Fiducia nel borgo, nella sua bellezza ostinata, e fiducia nelle persone che lo abitano e che lo hanno abitato. Immaginare un teatro lì dove prima c’erano muri scrostati, erbacce e strutture senza vita significava innanzitutto cambiare sguardo: vedere non il degrado, ma la possibilità.

Il percorso non è stato solo tecnico, amministrativo, burocratico. Certo, ci sono stati progetti da disegnare, carte da firmare, fondi da cercare, scadenze da rispettare. Ma dietro ogni tavola progettuale c’era una domanda semplice e profonda: che cosa può diventare questo luogo? Come può tornare a essere utile, vivo, necessario?

Così, dove prima c’era un vuoto, ha preso forma un anfiteatro di pietra che dialoga con il profilo del borgo. Le sedute seguono la naturale pendenza del terreno, l’occhio corre verso il palco e poi oltre, verso il mare che al tramonto diventa più blu.

Il teatro al Castello è nato da questa consapevolezza semplice (ma, la storia insegna, non scontata): quello che abbiamo non è da cancellare, ma da rimettere in condizione di parlare al presente. Non si è trattato di inventare qualcosa di completamente nuovo, quanto di ascoltare quello che il borgo già conteneva e provare a dargli una forma più chiara e utilizzabile.

La trasformazione è stata anzitutto fisica, evidente: da luogo di passaggio distratto a destinazione precisa. Ma è soprattutto la trasformazione emotiva quella che colpisce. Dove una volta ci si fermava solo per guardare “com’era ridotto”, oggi ci si siede per aspettare l’inizio di uno spettacolo, di un concerto, di una proiezione. Le voci non rimbalzano più su muri vuoti, ma si intrecciano, fanno coro.

È qui che il nuovo teatro all’aperto rivela la sua natura più profonda: non è soltanto un’infrastruttura culturale, ma uno strumento di relazione. Diventa lo spazio dove le associazioni possono organizzare manifestazioni, dove le scuole possono portare i ragazzi a recitare, dove la musica trova un eco naturale, dove il teatro porta le storie dell’umanità sotto le stelle. Ogni evento aggiunge un tassello a una narrazione collettiva che sembrava essersi interrotta.

Per chi amministra un paese, vivere un’esperienza del genere lascia un segno che non è facile raccontare senza retorica. C’è un momento, durante un’inaugurazione, in cui tutto ciò che per mesi è stato complessa burocrazia, si traduce in qualcosa di molto semplice: sguardi. Gli sguardi di chi entra per la prima volta in quel luogo e, istintivamente, guarda in alto, si guarda intorno, cerca un posto, sorride.

È emozionante, per chi ha avuto parte in questo percorso, ripensare al “prima”: al silenzio, alla sensazione di spreco, al senso di occasione mancata che spesso accompagna i luoghi abbandonati. E poi confrontarlo con l’“adesso”: con le sedute che si riempiono, con le voci che si sovrappongono prima che le luci si abbassino, con l’applauso finale che rimbalza sulle pietre del Castello.

In questo senso, il nuovo teatro all’aperto non è solo una risposta al bisogno di spazi culturali, ma un gesto di cura. Cura verso la memoria, perché non cancella il passato ma lo ingloba, lo mette in scena in una forma nuova. Cura verso il presente, perché offre occasioni concrete di partecipazione e condivisione. Cura verso il futuro, perché consegna alle nuove generazioni un luogo già carico di significato, pronto a essere riempito delle loro storie.

Oggi, chi sale a Bovalino superiore non trova più un borgo che parla solo di ciò che è stato. Trova un borgo che, grazie anche a quel teatro, ha ripreso a raccontare ciò che può ancora diventare. E per chi ha contribuito a immaginarlo, pianificarlo e realizzarlo, sapere di aver acceso una luce è, semplicemente, una forma profonda di gratitudine verso il proprio paese.

L’Amministrazione Comunale di Bovalino


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