La discarica di Casignana: un servizio da due milioni e 373mila telespettatori
- Mimmo Musolino
Avere coscienza e conoscenza che, a circa 30 chilometri in linea d’aria da dove vivo con la mia famiglia, esista una “bomba ecologica”, parole del Procuratore della Repubblica di Locri, il quale si mostra nello stesso tempo scoraggiato e determinato, è un fatto che mi ha lasciato di stucco ed in uno stato di incredibile e persistente angoscia. Chissà quanto volte abbiamo respirato quell’aria avvelenata trasportata dal vento grecanico – mediterraneo e di tramontana.
La trasmissione le iene, nei giorni scorsi, sulla discarica di Casignana, molto esaurientemente documentata, mi ha fatto molto riflettere e mi ha tolto la serenità del sonno. Anche se, a modo loro, però è servita come grave denuncia ed informativa al grande pubblico televisivo, su Italia 1, quello delle grandi occasioni, circa due milioni e 373mila telespettatori, con uno share di 9,67. Non si può fare satira, e poi basta, su una problematica di gravità inaudita dove ci sono di mezzo gravissime e letali malattie come i tumori e la falcidia di vite innocenti e di bambini inermi. Ora aspettiamo le determinazioni del potere politico!
Avrei voluto vedere che a calpestare quel sito, quella bomba ecologica, fossero esponenti di governo nazionale e regionale, magari l’onorevole Rosy Bindi, ed autori di trasmissione e di reportage e di indagine come ad esempio la Gabbanelli, Santoro, Floris o quelli di Ballarò ed altri i quali parlano, in modo stucchevole, logorroico ed inutile, e che lascia il tempo che trova, di scandali di natura politica che, certamente, sono il cancro di questa Italia al pari, se non peggio, di mafia, camorra, ’ndrangheta e altre associazioni a delinquere, ed andrebbero denunciati ma soprattutto perseguiti e sconfitti definitivamente.
Non esiste solo la mafia dell’antimafia. Però tre immagini mi sono rimaste impresse, oltre alla infamia dello scorrere a cielo aperto del percolato. E sono quella di un signore che si dimenava tantissimo difronte all’incalzare delle domande a raffica della Iena, Giulio Golia, e poi improvvisamente comparire agitando una bottiglia in mano; vuoi vedere che quel liquido è l’antidoto ai veleni della discarica, ho pensato, e quindi tanto rumore per nulla. E poi l’altro episodio quando, sempre la stessa Iena, ha chiesto notizie sui due milioni e passa di euro finanziati dalla Regione e l’intervistato, d’istinto, si è messo la mano nella tasca della giacca come per dire io non c’è li ho di sicuro. Ed infine il comportamento, al limite del grottesco, di due funzionari pubblici che di fronte a dati di analisi cliniche di livello universitario (di Messina) che dimostravano, in modo incontrovertibile, la velenosità del percolato, alla Gianni e Pinotto, o se preferite alla Ciccio e Franco, cercavano di “menare il can per l’aia”…pardon, la Iena.
Questo giusto per sottolineare il senso della satira e il tono conduttore della trasmissione. Ma successivamente il governatore della Calabria, Mario Oliverio ha garantito che della discarica di Casignana non si sentirà più parlare in quanto sarà definitivamente chiusa. Resta, però, ancora il gravissimo problema della totale bonifica del sito. Perché queste amare e tragiche osservazioni? Su Rai 1 stavo seguendo la fiction “io non mi arrendo” interpretata da un grandissimo Beppe Fiorello che aveva per trama l’avvelenamento dovuta a varie scorie dellaterra dei fuochi e i bambini malati di linfomi e lo stesso Beppe Fiorello, nei panni di un ispettore di polizia determinato ad andare fino in fondo nella indagine sui rifiuti tossici e l’avvelenamento della terra dove si coltivavano frutteti e ortaggi che poi si portavano tranquillamente al mercato: e le morti per tumore venivano certificate in continuo ed esponenziale aumento in cambio di somme di denaro insanguinate e sporche di rifiuti tossici.
É ciò nonostante l’affiorare incontestabile della corruzione nella stessa magistratura per non parlare della classe politica che un attore si meraviglia come la polizia potesse non sapere, o fingesse di non sapere, che sono la stessa cosa con la camorra che elegge sindaci e deputati che poi vengono nominati nel governo della Nazione o ad altri incarichi di grande prestigio e responsabilità. Ma il coraggioso ispettore di polizia muore, il 30 Aprile 2014 a soli 53 anni e dopo 12 anni di durissima ed impari lotta contro il male. Quindi non ucciso dalla violenza della camorra, come si sarebbe potuto pensare, ma di tumore, distrutto e annientato dal linfoma di Hodgkin, contratto in servizio, durante le indagini sulle discariche, lasciando una figlia e la moglie.
E questa è la storia vera dell’ispettore di polizia, Roberto Mancini, che ironia del destino e della sorte, è stato vittima di quel male che egli fino alle ultime sue residue energie ha lottato per evitare che facesse altre vittime innocenti ma anche tra la vergognosa indifferenza, come dichiara la giovane vedova, di chi avrebbe dovuto rispettarlo, onorarlo e additarlo ad esempio per coraggio e dedizione al proprio lavoro e allo Stato.












